Vendere in Est Europa. Macchine agricole e ricambi: non solo Russia

Autonomia produttiva, conserviera e implementazione dell’export motivano la crescita d’acquisto di macchine agricole e ricambi, dalla Repubblica Ceca al Kazakhstan è il momento buono per vendere in Est Europa.

I dati sugli acquisti 2019 nell’intera area e quelli specifici delle vendite di macchinari italiani di settore non possono passare inosservati. Delineano un quadro preciso e possono motivare le aziende italiane a sfruttare il momento decisamente favorevole.

Mercato agricolo in evoluzione. Vendere in Est Europa

Dalla Repubblica Ceca al Kazakhstan passando per la Romania e la Russia emerge chiara la volontà di molti Paesi di rendersi quanto più possibile autonomi nella produzione agricola. E nella lavorazione, conservazione e possibile export di eccedenze di prodotti del settore primario.

Lo si evince dalla forte spinta all’acquisto di macchinari agricoli sul mercato mondiale e in particolare europeo. I fornitori dell’Unione Europea sono ancora considerati i più affidabili produttori e fornitori di macchine agricole e successivamente per l’industria conserviera.

L’Italia è il terzo produttore a livello mondiale di macchine agricole e ne esporta per un valore di 7,5 miliardi di euro: circa due terzi dell’intera produzione interna. Le macchine agricole, i ricambi e la vasta gamma dell’utensileria agricola italiana sono molto richiesti nei Paesi dell’Est europeo. E non può non tenerne conto chi già commercia con i principali Paesi acquirenti e chi li valuta per iniziare a vendere in Est Europa.

 La Russia fa la parte del leone. Ma non è sola

Il Ministero dell’Agricoltura russo ha comunicato a inizio giugno di voler raddoppiare nel 2020 i quantitativi di macchine agricole acquistate lo scorso anno. Negli stessi giorni il Paese ha acquistato circa 20mila macchine agricole, cifra che è già il doppio di quanto acquistato nell’intero 2019.

I macchinari coprono l’intera gamma necessaria alle lavorazioni del settore primario:

  • 5,1 mila trattori
  • 1,7 mila mietitrebbie
  • 12,9 mila altre attrezzature

La Repubblica Ceca punta all’autonomia

In Repubblica Ceca si va da una parte concludendo il programma di sviluppo rurale “PSR 2014-2020” approvato dalla Commissione Europea nel 2015, dall’altra rilanciando ulteriormente l’intero settore. Va infatti considerato che anche la Repubblica Ceca si sta muovendo fortemente nella direzione di svecchiare e rafforzare l’intero comparto agricolo puntando ad una maggiore e migliore produzione.

La Repubblica Ceca esporta infatti prodotti agricoli per una spesa media di oltre 6 miliardi di euro e ne importa per oltre 7 miliardi. L’Italia resta un forte fornitore della Repubblica Ceca sia di prodotti alimentari e dell’agricoltura, sia e soprattutto di macchinari, e non solo agricoli. Complessivamente infatti l’Italia fornisce apparecchiature e macchinari per oltre un miliardo di euro. E con un trend stabile negli ultimi anni nonostante qualche oscillazione.

Vendere in Est Europa macchinari per l’agricoltura significa rivolgersi ad un bacino di Paesi che “non è solo Russia” e che sta incentivando uno sviluppo rurale moderno e fortemente produttivo.

Un dato interessante è per esempio quello della produzione vitivinicola nella Repubblica Ceca: è in crescita lenta, ma costante, e ambisce ad ampliare l’esportazione oltre la confinante Slovacchia che ancora catalizza il 90% dei 22 milioni di litri annui assorbiti dall’export.

Romania candidata a granaio d’Europa

Discorso similare per la Romania sia dal punto di vista dei programmi europei di sviluppo rurale sia del sostegno alla produzione da parte del proprio governo nazionale. Nonostante un calo complessivo nelle importazioni di macchine agricole durante il 2019, la Romania continua ad avere fame di macchinari per l’agricoltura e di ricambi. Anche l’usato proveniente in massima parte dall’Europa ha una nutrita fetta di mercato in Romania.

Non dimentichiamo che il 30% della popolazione lavorativa romena è impegnato attivamente nel settore agricolo e che il governo sta agendo su più fronti per svilupparne tutte le potenzialità:

  • terreni più fertili d’Europa – è il punto chiave del settore per il Paese: cresce la consapevolezza che, con un lavoro sistematico e programmato, si possano acquisire posizioni egemoniche nel settore in Europa e nell’area. Del resto i terreni coltivabili della Romania costituiscono il 12,5% del terreno d’Europa.
  • basso costo dei terreni – ampiamente concessi anche a stranieri (vistoso il caso della Agricost Braila che dall’estate 2018 è controllata da Al Dahra Agriculture di Abu Dhabi)
  • basso costo del lavoro
  • pressione fiscale al 16%

La nostra presenza e la specifica conoscenza dei diversi mercati è la differenza che la nostra consulenza può fare per le aziende italiane che vogliano vendere in Est Europa. Che vogliano cioè seriamente valutare e ritagliare per i propri prodotti opportunità di export stabile.

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