Per vendere in Est Europa si torna a volare

La ripresa dei voli da parte di Wizz Air, la compagnia low cost ungherese, lancia un segnale inequivocabile per chi vuole continuare o iniziare a vendere in Est Europa. Non solo Ungheria, con Budapest, ma anche 8 destinazioni in Romania. Sono 16 i voli riattivati a inizio maggio da Budapest e 15 dal suo hub inglese di Luton, tra cui 8 verso la Romania, esclusa la capitale Bucarest.

Wizz Air è una delle principali compagnie aeree low cost d’Europa e sembra voler tirare il volano alle altre per incoraggiarle alla ripresa

Ungheria e Romania: riaprire in sicurezza, ma ricominciare

L’Ungheria ha un numero di contagi da CoVId-19 stabile e ha deciso di dotarsi di misure di sicurezza e ‘riaprire’. Il picco di contagi era atteso tra fine aprile e inizio maggio, ma non si è presentato e il governo incoraggia riaperture produttive e turistiche con i Paesi Europei.

Idem la Romania. La prospettiva per i voli internazionali privilegerà decisamente l’Europa: i voli diretti verso gli Stati Uniti saranno assenti per tutto il 2020 e dovrebbe essere confermato un solo volo diretto verso il Canada. Campo libero quindi all’implementazione delle tratte europee.

Wizz Air ha voluto mostrare fermezza sia nella volontà di ripartire, sia nel garantire sicurezza a passeggeri e personale di cabina e di terra. L’aeroporto di Budapest, in particolare, ha confermato di aver sfruttato il fermo quasi totale di aprile per prepararsi alla ripartenza. Budapest è realmente una porta preferenziale e accreditata per chi vuole fare affari e vendere in Est Europa, e si muove con autorevolezza: il traffico di passeggeri, rallentato a marzo e praticamente cessato in aprile, ha permesso di operare sanificazioni profonde e tempestive dell’aeroporto. Non si è insomma perso tempo, pensando decisamente a come riprendere al più presto.

La Romania non vuole fermare la crescita

I dati pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica romeno (INS) hanno fotografato un Paese in crescita anche nel 2019. E il governo vuole porre il maggior freno possibile ai danni che inevitabilmente deriveranno dalla pandemia da CoVid-19. La Romania non corre, ma cresce in modo costante e con migliori segnali di affidabilità rispetto ad altri Paesi dell’Unione Europea. Comprensibile la volontà di riaprire al più presto i confini con i Paesi limitrofi e ravvivare i contatti commerciali con i partner di sempre, europei per primi.

Non è solo la filiera agricola italiana a premere, ma quella dell’intera Europa e dei Paesi dell’Europa Est in particolare. La stagione produttiva è iniziata e i mesi che si hanno davanti richiederanno macchinari, ricambi e utensili che poco guarderanno al Coronavirus.

La Romania, va ricordato, ha investito molto negli ultimi anni nel settore agricolo. L’agricoltura è infatti considerato un settore strategico per la crescita del Paese: basti pensare che contribuisce quasi per l’8% alla crescita del Pil, mentre per gli altri Paesi europei il contributo del settore è inferiore al 2%. Dietro ci sono investimenti, partenariati e forti rapporti commerciali con Paesi come l’Italia.

Vendere in Est Europa: focus sulle aziende tecnologiche

Per le aziende italiane che vogliano vendere in Est Europa, un focus cruciale va mantenuto sulle aziende tecnologiche. I dati sono interessanti su quasi tutti i Paesi e vanno valutati con interesse. La manodopera specializzata e gli impianti produttivi non sono sempre commisurati alle richieste del mercato interno, quindi l’import di tecnologie e componenti tecnologici da altri Paesi è in crescita.

Il focus-paese va puntato innanzitutto su Romania, Ungheria e Polonia. Verso questi Paesi l’export di tecnologie è in parte consolidato e in parte in crescita: è consolidato il rapporto commerciale e la reciproca reputazione di affidabilità; si sta ampliando la richiesta sia dal punto di vista dei volumi di scambio, sia della varietà delle richieste di prodotti da acquistare. Ovviamente spalmati sia su prodotti finiti, sia su macchinari o parti e ricambi di attrezzature altamente tecnologiche.

Edilizia, focus su Romania e Ungheria

Un altro focus da non trascurare, per le PMI italiane che vogliono continuare o iniziare a vendere in Est Europa, è quello sul settore edile: è infatti in crescita sia per Ungheria che per Romania. Per la Romania, in particolare, il settore edile è stato dichiarato prioritario e di importanza nazionale per i prossimi dieci anni dal governo nazionale. Il volume d’affari è cresciuto molto già nel 2019 e la Commissione Nazionale Strategia e Previsioni (CNSP) ha stimato una crescita media del 7% annuo per il triennio 2019-2022.

Uno sguardo ai dati emessi dallo stesso CNSP mostra un dato in crescita soprattutto per quanto riguarda le nuove costruzioni: la previsione è di +7,8% nel 2020, +8% nel 2021 e +7,5 nel 2022 a fronte di un dato di 7,1% nel passato 2019. Non trascurabile la previsione di crescita anche per quanto riguarda i lavori di manutenzione. Nel 2019 il sostegno è stato soprattutto da parte di soggetti privati, mentre per il 2020 è previsto un impatto decisamente superiore da parte di fondi pubblici comunitari.

Molti i fronti aperti anche sull’edilizia ungherese: dai parchi di divertimenti, ai poli museali, dall’edilizia ospedaliera allo sviluppo delle infrastrutture stradali, il governo ha ancora in corso progetti ambiziosi fino al 2026.

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