Farmaceutico e sanitario: perché vendere in Russia non può fermarsi

Edilizia ospedaliera in fortissima espansione in tutto il Paese, domanda farmaceutica che segue il trend, richiesta di tecnologie dal mercato europeo da vendere in Russia. Per le imprese italiane il settore farmaceutico e sanitario russo è non solo da non trascurare se già sono presenti, ma da considerare seriamente per avviare un export affidabile. Le premesse sono forti, il governo centrale ha varato un programma di ristrutturazione e di nuova edificazione ospedaliera che coinvolge l’intero Paese. E ad esso ha affiancato un ovvio programma di ampliamento e ammodernamento di

  • personale altamente qualificato
  • dotazioni medicali
  • dotazioni farmacologiche e farmaceutiche

Ospedali e macchinari diagnostici

Il primo pensiero, ragionando di domanda farmaceutica e medicale in Russia, va all’ampio programma di ammodernamento e nuova edificazione ospedaliera che è stato avviato nel Paese. E che proseguirà almeno fino al 2023.

L’area maggiormente interessata è certamente l’area metropolitana di Mosca. Ammodernamenti strutturali e di dotazioni tecniche e tecnologiche sono state avviate da alcuni anni e coinvolgeranno tutti gli ospedali e cliniche della immensa area metropolitana. E 16 complessi ospedalieri saranno costruiti ex-novo con previsione di assunzione di almeno 500 medici specializzati e dotazione di apparecchiature all’avanguardia.

Non solo Mosca, ovviamente. Anche il resto del Paese, seppur con minore intensità, verrà coinvolto, a partire da San Pietroburgo. Le ragioni sono dovute principalmente alla minore densità di popolazione, che vede invece la capitale in crescita esponenzialmente negli ultimi 10 anni. Le opportunità per le aziende italiane di inserirsi proficuamente nel vendere in Russia sono quindi reali e vanno dalle forniture di farmaci e preparati di base, ai macchinari diagnostici.

L’export italiano farmaceutico in Russia triplica. E deve rilanciare

Le cifre delle vendite di prodotti farmaceutici in Russia da parte di aziende italiane sono triplicate negli ultimi tre anni e i segnali del mercato sono più che favorevoli. Stando ai dati Istat sull’export italiano verso la Russia, il volume specifico della vendita di preparati farmaceutici e prodotti farmaceutici di base è passato da €294,5 milioni a € 603,37 milioni.

La domanda di farmaci da parte della popolazione, soprattutto nelle città e aree metropolitane più popolose, è fortissima. E la produzione non è stata finora in grado di soddisfarla. La domanda del settore farmaceutico è molto forte quindi: è comprende sia farmaci finiti –la cui importazione non è comunque stata favorita negli ultimi anni dalle imposte doganali– sia, e soprattutto, preparati farmaceutici di base.

Il discorso per quanto riguarda questi ultimi –i preparati farmaceutici di base– è in deciso incremento. Dal 2020 parte infatti un programma di progressiva sostituzione delle importazioni a favore di produzioni locali di farmaci. E il governo russo ha nei mesi scorsi confermato di essere favorevole alla collaborazione con paesi stranieri, in particolare quelli che abbiano una esperienza storica nel vendere in Russia.

Farmaci ed integratori alimentari: la domanda russa

La domanda del settore è dunque ampia e apre realmente strade proficue alle aziende italiane che vogliono vendere in Russia. Alcuni fattori vanno osservati e valutati favorevolmente. Due in particolare:

  • elevato consumo di farmaci generici
  • crescita del consumo di integratori alimentari

Il favore che consumatori e pazienti russi riservano ai farmaci generici –tra i più elevati al mondo, dopo Germania e Canada– rafforza certamente le possibilità di crescita del mercato produttivo interno. E l’export di prodotti di base, da parte di aziende straniere, e anche italiane.

Quanto al mercato degli integratori è davvero possibile dire che riserva ottime opportunità alle aziende che sapranno coglierle. La nutraceutica è vista con crescente favore dai consumatori russi e i prodotti italiani –peraltro già presenti con 31 marchi di 20 produttori nostrani– sono ritenuti tra i più qualitativamente affidabili.

Attenzione alla normativa di settore

Il settore si conferma quindi consolidato e appetibile a nuove possibilità di vendita da parte delle aziende italiane. Tuttavia, le novità normative introdotte nel 2018 impongono alle imprese italiane che iniziano a vendere in Russia di non improvvisare contatti e transazioni. Le aziende italiane godono di una reputation generalmente elevata presso le controparti russe. Ma anche la ricerca di acquirenti va valutata con attenzione per avere la certezza di soddisfare le esigenze del cliente sul medio e lungo periodo.

Nel 2018 è stato modificato l’impianto normativo che regola la registrazione dei dispositivi medici che vengono immessi sul mercato ed è irrinunciabile per le aziende straniere conoscerne i dettagli e l’applicazione.

Risulta in definitiva cruciale servirsi dell’esperienza di export manager che abbiano competenza del settore di specifico interesse di una azienda che voglia vendere in Russia. E poter contare sul supporto di riferimenti professionali nel Paese, in particolare contare su una sede Mosca.

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