Accessori, uomo, moda bimbo: vendere in Russia oltre la “moda donna”

L’abbigliamento made in Italy continua a vendere in Russia. E non è un facile slogan. Si tratta di una richiesta molto articolata che rispecchia un gusto che si sta consolidando e indirizzando verso tutto il settore. I dati diffusi durante le giornate della fiera Collection Premiere Mosca – CPM a fine febbraio 2020 confermano l’apprezzamento dei consumatori russi per le produzioni italiane. Le aziende italiane della moda sono il secondo fornitore moda della Federazione e hanno raggiunto nel 2019 un valore complessivo di fatturato di vendite di 1,5 miliardi di euro.

Un mercato in crescita: presidiare e distinguersi

Un dato in crescita e soprattutto incoraggiante per chi voglia ritagliare nuovi spazi di export o incrementare quelli che già abbia in corso. Il made in Italy non solo piace, ma convince su tutta la gamma della propria vasta offerta perché si distingue dalle proposte di altri fornitori internazionali.

Distinguersi e presidiare sono di fatto la parola chiave. Il mercato russo è generalmente in forte crescita come capacità di spesa pro-capite e anche come capacità critica. Fa gola a chiunque abbia prodotti, macchinari o materie prime valide da proporre. Il settore moda e abbigliamento non fa eccezione.

L’assedio da parte dei competitor è costante e anche le aziende italiane che abbiano una presenza, diciamo, consolidata, non possono presidiare il mercato. Per vendere in Russia le proposte devono non solo essere competitive quanto al prezzo, ma devono assolutamente esserlo quanto a qualità di design, materiale e lavorazione. Il consumatore russo ha sempre maggiore competenza in fatto di qualità e, quando possa permettersene la spesa, la vuole. Anche oltre il fenomeno del Italian sounding che nulla garantisce in fatto di reale qualità di fattura e di durevolezza dei capi o degli accessori acquistati.

La moda junior tiene anche dopo il picco 2018

Per il mercato russo si può parlare sempre meno di fashion victims, ma sempre più di consumatori attenti. Non si guarda solo al marchio o alla provenienza made in Italy, è infatti  aumentata la competenza in fatto di materiali e fattura e la ricerca di prodotti di qualità riconoscibile.

Non fa eccezione la moda junior, che gli italiani sono chiamati a vendere in Russia con indiscussa preferenza da parte dei compratori.

I dati diffusi a inizio anno dal Centro Studi Confindustria Moda circa le vendite dell’abbigliamento per bambini e ragazzi da 0 a 14 anni sono confortanti. Mostrano un mercato consapevole rispetto a ciò che vuole e che nel 2019 ha comunque tenuto rispetto alle cifre top dell’anno precedente.

Dati ISTAT pubblicati a maggio 2020 mostrano infatti, per esempio, un incremento nelle vendite di calzature per bambino, in particolare scarpe con tomaia in pelle.

Calzature: conoscere cosa piace per sapere cosa vendere in Russia

Anche le vendite del settore calzaturiero, nonostante il rallentamento, hanno complessivamente tenuto nel 2019 rispetto al 2018. La Russia rappresenta infatti l’ottava destinazione per l’export italiano di calzature. Ma quali calzature preferiscono i russi?

Per quanto riguarda le calzature provenienti dall’Italia l’Istat ha rilevato una decisa preferenza per le scarpe in pelle e cuoio. Un’occhiata all’export italiano di calzature verso la Russia nel 2019 mette in evidenza dati interessanti e orientativi per chi voglia vendere in Russia le proprie produzioni:

  • Pelle e Cuoio 63,1%
  • Tessuto 21,8%
  • Sintetico 13,9%
  • Pantofole 1%
  • Gomma 0,2%

Il gusto maschile per la calzatura si affina

I dati sono interessanti perché fotografano un gusto specifico per la qualità. In particolare, le produzioni calzaturiere italiane in pelle e cuoio sono predilette sia per donna, sia per uomo, sia per bambino.

Da notare come l’export di scarpe e scarponcini in pelle per bambino verso la Russia sia aumentato dal 2018 al 2019, anche se il prezzo medio a paio è diminuito. È invece aumentato il prezzo medio di vendita delle scarpe italiane in pelle o cuoio sia da donna che da uomo, con particolare crescita per quelle da uomo.

Il consumatore russo cerca nel prodotto italiano, e quindi anche nella calzatura, quella qualità di materiale, di design e lavorazione che evidentemente non trova altrove. Ed è disponibile, per quanto riguarda gli adulti, ad una spesa superiore.

La concorrenza asiatica è tuttavia molto forte su ciò che viene definito Italian sounding e che penalizza le produzioni nostrane sul prezzo finale al consumatore russo.

Presidiare e distinguersi: considerare, conoscere, proporre

Un mercato in crescita e un mercato curioso e competente esige attenzione. I dati dell’export vanno sempre approfonditi per valutare proposte specifiche. Nel 2018 sono saltati, per esempio, agli occhi i dati di crescita di due settori specifici di vendita di abbigliamento italiano in Russia:

  • Calze + 27,4% (con +75% maschile e +87,7% femminile)
  • Maglieria femminile +15,6%

Infine il focus sulla vastità e specificità del mercato russo: le grandi città sono in pole position tra le destinazioni del made in Italy, ma una forte richiesta si sta registrando anche in aree meno note alle aziende italiane.

La penetrazione di aree consolidate sul gusto made in Italy e aree ancora ampiamente aperte alle nostre produzioni è agevolata dalla collaborazione con professionisti che conoscono il mercato interno. Con preferenza per chi possa offrire sul territorio sedi locali e personale competente. Contare su una sede a Mosca garantisce la possibilità di avvalersi di una presenza visibile e qualificata sul territorio russo.

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